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21 agosto 2017

Studio Forastiere-Brindisi: l’indagine ufficiale dice che le emissioni sono letali, e ora?

Tratto da Contropiano

Brindisi: l’indagine ufficiale dice che le emissioni sono letali, e ora?


Di recente, luglio 2017, è stato presentato a Bari e a Brindisi lo studio epidemiologico sugli effetti delle esposizioni ambientali sulla mortalità e morbosità della popolazione residente a Brindisi e nei comuni limitrofi (Studio Forastiere). Lo studio approfondisce e conferma i risultati di indagini “libere” non “ufficiali” realizzate in precedenza e ciò su cui i residenti della zona hanno esperienza: le emissioni industriali determinano aumento di mortalità per tumori, leucemia, eventi coronarici acuti e per malattie respiratorie. Niente di nuovo, quindi, per chi vive a Brindisi e dintorni e conosce i lutti per cancro tra parenti e amici e i depositi neri sulle strade intorno alla centrale a carbone che rompe in maniera imponente la linea del mare.
Allo studio epidemiologico, fortemente voluto anche con una raccolta firme dai brindisini, ora deve seguire una decisione politica adeguata. Il movimento No al Carbone chiede che si cominci a parlare di “disastro ambientale”, l’associazione Salute Pubblica in una lettera aperta rileva le emergenze operative che scaturiscono dallo studio epidemiologico, sottolinea la necessità di richiamare alle responsabilità penali e civili i responsabili di questi danni sanitari, di ridurre le disuguaglianze socio-economiche evidenziate dallo studio per ridurre le disuguaglianze di salute e chiede alle istituzioni di promuovere quanto prima incontri pubblici per illustrare ai cittadini le decisioni che intendono adottare....

Il rapporto, disponibile on line, contiene e analizza i risultati dell’indagine epidemiologica condotta per valutare l’effetto delle sostanze tossiche emesse dalle centrali elettriche e dal polo petrolchimico sulla salute dei residenti considerando l’insorgenza di patologie, l’aggravamento tale da comportare un ricovero ospedaliero o, addirittura, il decesso.
Lo studio ha valutato l’effetto cronico delle esposizioni agli inquinanti emessi dalle centrali termoelettriche e dal polo petrolchimico sulla mortalità della popolazione residente nell’area di Brindisi. Per 223.934 persone, residenti tra il 2000 ed il 2010 a Brindisi e in altri 6 comuni limitrofi, è stata ricostruita l’esposizione analizzando le emissioni degli impianti industriali relative al periodo 1991 – 2014. Gli inquinanti scelti come traccianti degli impianti in studio sono stati: particolato (PM10) e anidride solforosa (SO2) per le centrali termoelettriche e i Composti Organici Volatili (COV) per il complesso petrolchimico. L’esposizione della popolazione residente nel comprensorio di Brindisi è stata stimata considerando le impronte al suolo dei traccianti per ciascun anno del periodo di studio.....  
                                         
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20 agosto 2017

Cosa sono le tossine? Quali sono i rischi per la salute

Tratto da Tuttogreen

Tossine, cosa sono e quali sono i rischi per la salute

Cosa sono le tossine? 
Le tossine sono sostanze che nuocciono al mantenimento dell’equilibrio biochimico delle nostre cellule e quindi della nostra salute in generale. Si tratta di metaboliti, ossia sostanze di scarto che si accumulano nel tempo all’interno del nostro organismo, indebolendolo e predisponendolo ad attacchi esterni, infiammazioni e malattie.

I due tipi di tossine

L’origine delle tossine è duplice. Convenzionalmente, vengono suddivise tra quelle che possono provenire dall’ambiente che ci circonda (esogene) e quelle che vengono dall’interno del nostro corpo, prodotte quindi da noi (endogene).

Tossine esogene

Tra le tossine esogene ci sono i metalli pesanti come:
  • piombo
  • mercurio
  • cadmio
  • nickel
  • arsenico
  • alluminio
Questi metalli derivano dall’inquinamento ambientale ed entrano direttamente nella catena alimentare. Essi tendono ad accumularsi all’interno del cervello, dei reni e del sistema immunitario, compromettendone anche seriamente le normali funzioni.

Tossine endogene

Le tossine endogene invece sono le sostanze di rifiuto generate dal nostro fisiologico metabolismo. Ad esempio quando ingeriamo un determinato cibo che durante la digestione viene trasformato in sostanze colloidali o cristalli.

Tossine batteriche

Le intossicazioni batteriche possono insorgere per l’assunzione di acqua o cibi contaminati o mal conservati. Ecco alcune delle più comuni tossine batteriche.
  • Salmonella. Si può trovare in tutte le carni, sia bianche che rosse, nelle uova, nel pesce, nei molluschi e in alcuni tipi di verdure. Contengono una endotossina che provoca una sintomatologia caratteristica, la gastroenterite.
  • Vibrio Colerae o tossina colerica. Provoca un’alterazione dell’equilibrio osmotico nelle cellule della parete intestinale, richiamando acqua all’interno dell’intestino. La conseguenza è una forte diarrea emorragica, che porta ad una severa disidratazione, e, in alcuni casi, persino alla morte della persona contaminata. Si può contrarre attraverso il consumo di molluschi, frutta e verdura cruda.
  • Stafilococco. Causa un’intossicazione alimentare grazie ad un’enterotossina che provoca squilibri gastrointestinali associati a febbre alta.
  • Botulino. Il botulino si trova negli alimenti: si forma facilmente in quelli conservati in maniera scorretta. Per esempio conserve o sottolio conservati in frigorifero per un periodo eccessivamente prolungato. Si tratta di una neurotossina con conseguenze letali, causando una paralisi dei tessuti muscolari.
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19 agosto 2017

American Journal of Physiology :L’inquinamento ambientale causa gravi conseguenze fino a 3 generazioni

TRATTO DA UNIVERSO MAMMA
L’inquinamento ambientale causa gravi conseguenze fino a 3 generazioni

Uno studio ha indagato gli effetti dell’inquinamento durante la gravidanza con sorprendenti risultati.
Risultati immagini per DONNA INCINTA INQUINAMENTO

inquinamento e asma: uno studio

Esporsi agli agenti inquinanti durante la gravidanza può aumentare i rischi di asma nei bambini fino a 3 generazioni.
Lo studio è stato pubblicato su: American Journal of Physiology — Lung Cellular and Molecular Physiology.
Gli scienziati hanno studiato 3 generazioni di topi nati da mamme che erano state esposte a particelle di diesel esaurito, o a particelle di aria umana concentrata durante la gravidanza.
Inizialmente sono state comparate cellule dei polmoni di una prima, poi una seconda e terza generazione di topi non esposti all’inquinamento.
Tutte le generazioni di topi le cui madri erano state esposte all’inquinamento registravano un incremento di un tipo di cellule immuni, un segnale comune dell’allergia.
Le generazioni dei topi esposti all’inquinamento presentavano anche elevati livelli di interleuchina, proteine che regolano il sistema immunitario, un altro segnale del rischio di asma.
Dover affrontare un ambiente inquinato prima della nascita causa cambiamenti epigenetici nella prole, il codice del DNA viene mutato dal modo in cui viene usato (la metilazione del DNA).
I ricercatori hanno scoperto che la metilazione atipica del DNA porta ad ereditare l’asma attraverso diverse generazioni, con cambiamenti anomali nelle cellule chiamate cellule dendritiche.
Si tratta di cellule che svolgono un ruolo chiave nello sviluppo dell’asma nei primi stadi dell’esistenza.Continua qui

18 agosto 2017

Cambiamenti climatici: tutta colpa dell’uomo – e' dimostrato da un recente studio USA

Tratto da Ecobnb
Cambiamenti climatici: tutta colpa dell’uomo – lo dimostra un recente studio USA


Stiamo sentendo gli effetti dei cambiamenti climatici e un recente studio americano prova
che la colpa è dell’uomo
. Il nuovo report lancia l’allarme
Negli ultimi 40 anni si è registrato un aumento della frequenza delle ondate di caldo, sono aumentate le piogge devastanti e altri eventi di maltempo estremi. Un nuovo studio prodotto dagli scienziati di 13 agenzie federali americane dimostra chiaramente le relazioni tra cambiamenti climatici e aumento di CO2 prodotto dall’uomo.
I dati di questa recente ricerca contraddicono le affermazioni del presidente Trump, che ancora non crede che il riscaldamento globale sia causato dall’uomo e dall’aumento di CO2. Forse per questo il recente studio americano non è ancora stato approvato dal governo di Trump

“Le prove del cambiamento climatico sono abbondanti, dall’alto dell’atmosfera alla profondità degli oceani” si legge nel report, che si inserisce nel National Climate Assessment richiesto dal congresso ogni quattro anni (la precedente valutazione climatica nazionale statunitense era stata pubblicata nel maggio 2014)...

Le temperature continuano a crescere



Lo studio di 673 pagine afferma più volte la connessione tra riscaldamento globale (dell’atmosfera e dell’oceano) e attività umane. Gli studi condotti sugli ultimi anni mostrano inoltre delle condizioni climatiche preoccupanti. Sono stati i tre anni più caldi in assoluto, accompagnati da un costante scioglimemento dei ghiacci artici.
Nel rapporto, che non è ancora stato approvato da Trump, si legge:“Dal 1880 al 2015 le temperature sono aumentate di 1,6 gradi Fahrenheit e le cause sono da considerarsi legate al comportamento degli esseri umani. La situazione è addirittura precipitata con un drammatico aumento delle temperature che ha portato al clima più caldo degli ultimi 1500 anni.
Il trend di riscaldamento globale si è impennato negli ultimi tre anni. Il 2014 è diventato l’anno più caldo a livello globale, il 2015 ha superato il 2014 con un ampio margine e il 2016 ha superato il 2015. Gli ultimi17 anni sono gli anni più caldi registrati per il globo“.

Entro il 18 agosto, il governo statunitense dovrà approvare lo studio scientifico. Tuttavia, uno dei
responsabili, Scott Pruitt, amministratore di una delle agenzie incaricate all’approvazione, come Trump non crede ancora che l’anidride carbonica sia una delle cause principali del riscaldamento globale.

Nel frattempo, negli Stati Uniti la temperatura media annuale è aumentata di 1°C per il periodo 1901-2016 e sta continuando ad aumentare. Anche se fermassimo le emissioni di gas ad effetto serra in atmosfera le temperature continuerebbero comunque a crescere di almeno 0,3°C. Secondo le proiezioni scientifiche l’aumento effettivo di temperatura sarà di circa 2°C.
Il fatto è che un aumento di 2°C della temperatura annuale ha degli effetti già molto preoccupanti:
ondate di caldo più lunghe di quelle attuali, inondazioni più frequenti, un maggior numero di incendi,
e una distruzione più veloce delle barriere coralline.

Cambiamenti climatici: gli oceani non fanno eccezione


........Le temperature dell’aria in superficie in Alaska e nell’Artico sono aumentate negli ultimi 50 anni più del doppio della temperatura media globale. Così, dal 1980 ad oggi il ghiaccio artico è diminuito costantemente, con una perdita del 3,5% – 4,1% per decennio.
Insomma, lo studio americano mostra chiaramente che l’attività umana è la prima responsabile dei cambiamenti climatici. Gli scienziati avvertono che l’aumento annuo di oltre 2°C delle temperature può diventare catastrofico.
Per ridurre i cambiamenti climatici in atto (fermarli è impossibile) è necessaria una significativa riduzione del livello globale di emissioni di anidride carbonica. ......Leggi l'articolo integrale

Ansa -Smog: Ue, ufficializzati nuovi limiti impianti industriali

Tratto da Ansa

Smog: Ue, ufficializzati nuovi limiti impianti industriali

Giro di vite da 2021 potrebbe evitare 20mila morti premature                                                17 agosto, 

Smog: Ue, ufficializzati nuovi limiti impianti industrialiSmog: Ue, ufficializzati nuovi limiti impianti industriali

BRUXELLES - E' stata formalmente pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell'Ue la decisione che adegua i limiti delle emissioni inquinanti dei grandi impianti industriali alle migliori tecniche disponibili (Bat). Entro il 2021 circa 3.500 tra centrali a carbone, gassificatori e alcuni grandi inceneritori dovranno adottare nuovi standard per ridurre l'inquinamento atmosferico, con limiti più severi per le emissioni di ossidi di azoto (NOx), anidride solforosa (SO2), mercurio e particolato fine (Pm). Secondo uno studio della ong European Environmental Bureau, le nuove regole potrebbero contribuire a prevenire oltre 20mila decessi prematuri ogni anno.

14 agosto 2017

Arpat Misurare l'inquinamento atmosferico ad alta risoluzione

Tratto da Arpat

Misurare l'inquinamento atmosferico ad alta risoluzione

Misurare l'inquinamento atmosferico ad alta risoluzione
I livelli di inquinamento atmosferico urbano variano notevolmente anche a brevi distanze (meno di 1 km), a causa di fonti di emissione non distribuite uniformemente, nonché della diluizione degli inquinanti e delle trasformazioni fisico-chimiche degli stessi. I metodi istituzionali di monitoraggio della qualità dell'aria attraverso stazioni fisse di rilevamento, pur rispondendo ai criteri normativi in base ai quali i dati di qualità dell'aria devono essere prodotti e valutati, non hanno la risoluzione spaziale adatta a rappresentare tutti i diversi livelli di esposizione all'interno di un'area urbana.
Uno studio, recentemente pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology, che ha coinvolto le università della California, di Washington e del Texas, quella di Vancouver in Canada, oltre alla British Columbia ed un istituto di Utrecht nei Paesi Bassi, ha sperimentato un metodo di misura per rivelare l'inquinamento atmosferico urbano con un dettaglio spaziale di 4-5 ordini di grandezza maggiore di quella ottenuta con le tradizionali stazioni di monitoraggio fisse.
I ricercatori hanno infatti dotato i veicoli di Google Street View di sensori in grado di misurare ossidi di azoto (NO e NO2) e black carbon campionando ripetutamente ogni strada in una zona di 30 km2 di Oakland, in California, raccogliendo così il più grande insieme di dati di qualità dell'aria urbana di questo tipo.
Anche se i livelli istantanei degli inquinanti variano rapidamente nell'ambiente stradale, ripetendo i campionamenti su ogni strada e calcolando valori medi (mediane) sul lungo termine, si ottengono stime stabili e precise dei livelli di inquinamento. Le mappe risultanti rappresentano le concentrazioni degli inquinanti integrate nel tempo, su una scala di 30 m. I risultati mostrano una variabilità sorprendentemente netta su piccole dimensioni, apprezzabile solo grazie alla risoluzione spaziale molto fine del modello.
Poiché la variazione locale della qualità dell'aria influenza profondamente la salute pubblica e la qualità dell'ambiente, i risultati raggiunti dallo studio hanno importanti implicazioni sulla misurazione e sulla gestione dell'inquinamento atmosferico.
L'analisi capillare, come quella condotta dalle auto Google, può infatti generare una mappa fedele alla realtà, indicando quali siano i punti che maggiormente necessitano di un intervento, fornendo così indicazioni puntuali alle istituzioni e agli amministratori locali.

13 agosto 2017

BUON FERRAGOSTO 2017 DA UNITI PER LA SALUTE



Auguriamo a tutti i Lettori del 
nostro blog un Sereno e

Piacevole 15 di Agosto!

Immagine correlata
Che lo possiate trascorrere con gli amici in allegria, al mare,in campagna o in montagna,oppure in assoluto relax casa vostra con  le persone a cui tenete di più…
Un Sereno Ferragosto a tutti  dagli Amici di Uniti per la Salute Onlus.

11 agosto 2017

Uova contaminate con insetticida Fipronil, vietato dalle leggi Ue, allarme in 15 Stati......

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Uova contaminate con insetticida, allarme in 15 Stati. La Ue convoca ministri della salute. Sequestrati prodotti in Italia

Il 2 agosto Amsterdam lancia l'allerta europeo per la contaminazione da Fipronil, vietato dalle leggi Ue. Arrestati due dirigenti dell'azienda olandese Chickfriend. Commissione: "Anche l'Italia ha ricevuto uova" dalle aziende in esame. Il ministero della Salute ha assicurato che non risultano distribuzioni contaminate ma oggi sono stati confiscati articoli mai messi in commercio. La Coldiretti chiede verifiche sugli alimenti elaborati con i prodotti inquinati e ricorda: "in 5 mesi importati 610mila chili dall'Olanda"
.....Continua  la lettura su Il Fatto Quotidiano

09 agosto 2017

Donald Trump e l'industria dei fossili dalla parte opposta della storia 2/Un Rapporto delle agenzie Usa contraddice Trump, effetti cambiamenti climatici ci sono.

Tratto da qualenergia

Donald Trump e l'industria dei fossili dalla parte opposta della storia


La strategia di Trump di disertare la lotta ai cambiamenti climatici è come un’arma globale contro tutti. Tuttavia non gli sarà così facile superare criteri, metodi, procedure e organismi di valutazione degli impatti della CO2, ormai alla base delle decisioni dell’amministrazione Usa.
Proprio nei giorni in cui Trump decideva il ritiro degli USA dall’Accordo di Parigi, la National Academic Press editava il rapporto: “Valuing Climate Damages: Updating Estimation of the Social Cost of Carbon Dioxide” (executive summary), curato da un comitato dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti.
Sono 282 pagine dedicate eminentemente a criteri e metodi per la valutazione del costo sociale della CO2 (SC-CO2) con raccomandazioni puntuali rivolte in particolare a chi aveva interpellato l’Accademia: l’Iwg, un gruppo di lavoro che proprio su quel tema collega più agenzie governative.
Fin dal 2008 le amministrazioni statunitensi hanno utilizzato le stime SC-CO2 nelle regole federali per valutare i costi e i benefici associati alle variazioni di emissioni di CO2 «secondo gli ordini esecutivi in materia di analisi dell’impatto normativo e come richiesto da una sentenza del tribunale».
modelli di valutazione integrata (Iam) attualmente usati dall’Iwg definiscono le traiettorie di emissione di base, proiettando la crescita economica futura, la popolazione e il cambiamento tecnologico.
Ogni tonnellata di aumento di emissioni di CO2, è aggiunta alla traiettoria di emissione di base, incremento che viene trasferito nel corrispondente aumento di concentrazione in atmosfera che a sua volta contribuisce all’aumento della temperatura media globale. Le variazioni climatiche indotte da questo e altri fattori rilevanti sono tradotti in impatto fisico e quantificazione economica dei danni.
La valutazione non è limitata ai danni di mercato – produttività agricola, uso energetico, danni alla proprietà per aumento delle inondazioni – ma anche a quelli non di mercato, come i danni alla salute o ai servizi resi alla società dagli ecosistemi naturali........
Questa lunga premessa, riteniamo sia utile a collocare, in un contesto più razionale, la scontata ma ribalda decisione di Trump, il presidente di “America First”.
Quand’anche proseguisse in questa strategia, dove la diserzione dalla lotta allo sconvolgimento climatico è puntata come un’arma globale contro tutti, non sarebbe poi così facile superare criteri, metodi, procedure e organismi di valutazione ormai alla base delle decisioni dell’Amministrazione.
Il «ma come si è permesso» è stato il primo moto di ribellione, forse infantile, che ha percorso molti cuori. Magnifiche le manifestazioni di piazza negli Stati Uniti in nome della difesa del clima e l’analoga opposizione di governatori e sindaci di grandi città, resa manifesta dall’accendersi di verde dei loro palazzi, cui hanno risposto in egual modo alcune capitali europee. E poi, l’affollarsi d’interrogativi pieni di giustificato sdegno.
Qual è la portata giuridica della decisione di Trump? Non si tratta forse di un atto che, per la sua unilateralità, innesca gravi effetti sugli altri Paesi?
Come non tener presente che un esempio, del tutto disinvolto e spregiudicato, offerto da un Paese che è anche leader mondiale di opinione, non possa essere un incentivo per tutti a usare la stessa disinvoltura nell’onorare gli impegni internazionali, in particolare in campo ambientale? Non merita l’intervento dei massimi organismi internazionali, come qualsiasi atto di turbativa unilaterale?......
Trump e i magnati del fossile vadano pure per la loro strada. La storia ne ha già intrapresa un’altra.
L'articolo è stato pubblicato sul n.3/2017 della rivista bimestrale QualEnergia, con il titolo "La strada della storia"
Tratto da Ansa
Rapporto agenzie Usa contraddice Trump, effetti cambiamenti climatici ci sono
NEW YORK - Il cambiamento climatico sta facendo sentire i suoi effetti sugli Stati Uniti, con le temperature in aumento: ''quanto il clima cambiera' dipende dalle emissioni nel futuro''. E' il contenuto di un rapporto stilato dagli scienziati di 13 agenzie federali americane, e riportato dal New York Times. Il rapporto aspetta di essere approvato dall'amministrazione Trump. E contraddice le affermazioni del presidente americano e dei membri del suo governo, secondo i quali il contributo dell'uomo al cambiamento climatico e' incerto. Il rapporto rientra nel National Climate Assessment, la valutazione sul clima richiesta dal Congresso ogni quattro anni. La National Academy of Science ha firmato la bozza del rapporto e attende ora il via libera dell'amministrazione per pubblicarlo

08 agosto 2017

Tratto da Isde 

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10e GIORNATE ITALIANE MEDICHE DELL’AMBIENTE “Ambiente come determinante della salute materno-infantile”

29 settembre  - 30 settembre 2017

Auditorium Pieraccini, Ospedale San Donato di Arezzo
Promosso da ISDE Italia, Associazione Medici per l’Ambiente.
RAZIONALE
La salute e la protezione dell’infanzia sono un obiettivo irrinunciabile per la società civile e rappresentano quindi una priorità per i governi e le istituzioni.
Ma, come scrive l’ISS nel recente documento sulla Terra dei Fuochi: “La protezione della salute infantile, in questo quadro, deve necessariamente iniziare con la tutela della salute nel periodo prenatale, perseguendo l’obiettivo di garantire alle donne in gravidanza un ambiente sicuro, secondo le più recenti raccomandazioni, e in particolare alle donne in gravidanza”. Il problema riguarda ovviamente non solo coloro che risiedono in territori ufficialmente riconosciuti come contaminati, ma l’intero Paese.
Questa consapevolezza appare ancor oggi  purtroppo troppo scarsa ed ancor meno è noto che la protezione della salute del nascituro dovrebbe iniziare prima ancora del concepimento e riguardare i gameti di entrambi i generi.
OBIETTIVI DELL’EVENTO
  • Favorire un confronto tra rappresentanti delle istituzioni, della comunità scientifica e della società civile sugli aspetti più rilevanti relativi alle problematiche oggetto delle giornate, valorizzando le politiche e strategie a sostegno delle buone pratiche.
  • Contribuire a sviluppare attività di ricerca, informazione, formazione, sperimentazione e valutazione delle politiche e degli interventi, secondo criteri di progettualità condivisa ed azioni di rete.
  • Aumentare la consapevolezza su questa tematica fra gli operatori del settore (ginecologi, ostetrici/ostetriche, pediatri, medici di medicina generale, assistenti sanitari…) ma non solo, fornendo una rappresentazione aggiornata del problema alla luce della letteratura scientifica, una fotografia della situazione esistente a livello italiano e possibili indicazioni pratiche.
  • Continua a leggere su ISDE il programma e gli importanti interventi dei relatori 

07 agosto 2017

"Quelli delle cause vinte" - Ambiente e beni comuni: quando Davide la spunta contro Golia


Tratto da Il Cambiamento

Ambiente e beni comuni: quando Davide la spunta contro Golia


...«Talvolta Davide ce la fa a tagliare le unghie a Golia», scrive Marinella Correggia nella sua prefazione al libro"Quelli delle cause vinte" di Michele Boato. Sono 250 pagine che raccontano 80 storie che ne fanno un manuale di storia dell’ambientalismo italiano e un vademecum utile per conoscere metodi di lotta e comunicazione, strumenti legali, scientifici e istituzionali che si sono dimostrati utili (o indispensabili) per concludere positivamente importanti lotte ambientali.


.....«Nel libro Michele Boato e altri autori raccontano 80 storie in cui i Lillipuziani dei Comitati e delle Associazioni ambientaliste sono riusciti nell’intento. Intenti, che sembravano impossibili, di impedire enormi disastri, speculazioni ed inquinamenti. Nei primi mesi del 2017 Michele Boato ha censito quasi 200 storie di battaglie ambientali vinte. Ambientalista di ferro, responsabile del Ecoistituto "Alexander Langer" del veneto, Michele Boato a raccolto 80 di queste "cause vinte", casi in cui il bene comune è riuscito a prevalere sugli interessi di qualche cricca che punta solo a fare soldi, alla faccia della salute delle persone e dell’ambiente.

Si tratta di casi localizzati nel Veneto e situazioni fuori dal Veneto che Michele Boato ha conosciuto personalmente. Metà delle storie racconta lui, l’altra metà li raccontano persone protagoniste dei fatti e osservatrici dirette, per lo più attivisti di iniziative e associazioni ambientaliste.
Si va dall’abbattimento del Fuenti (l’ecomostro di Amalfi) alla chiusura della base missilistica di Comiso (in Sicilia), passando per i due referendum nazionali contro il nucleare, i veleni chimici a Marghera, i 1.000 giorni di digiuno contro l’inceneritore di Trento e gli 880 di presidio contro la discarica di Buscate, il secolo di lotte per risanare la Val Bormida, i “100mila passi” dal Grappa a Venezia che hanno salvato la valle di Schievenin. Alcune vittorie risalgono già agli anni ’80, ma la maggior parte di verificata negli anni 2000-2017. Un esempio: all’inizio del 2017 la lotta di tanti cittadini contro la costruzione di crematori ha avuto uno sbocco positivo nel Consiglio regionale del Veneto. I crematori sono molto inquinanti, pochi lo sanno, pure quello di Bolzano. L’unico esempio riportato dal Sudtirolo è quello del referendum sui pesticidi di Malles del 2014, una causa purtroppo non ancora vinta del tutto.

È una lunga storia di vittorie, balsamo per l’anima ambientalista e conferma impressionante che la resistenza e l’impegno pagano. A parte tante sconfitte, le cause vinte ci sono e questo va detto ad alta voce. Aggiungerei: ogni tanto la popolazione interessata farebbe anche bene di ringraziare gli ambientalisti battaglieri e volontari che spesso restano poi anonimi.

L’attenzione principale, più ancora del tema della lotta in questo lavoro, viene messa sul come si è arrivati alla vittoria, cioè sugli strumento che hanno portato a vincere.
 Ad alcuni di questi mezzi è dedicato l’importante capitolo “cassetta degli attrezzi”, quali l’esposto, la denuncia, il ricorso al TAR e alla Corte dei conti, l’interrogazione, l’interpellanza, la mozione, l’ordine del giorno, referendum locali e nazionali, statuti e regolamenti comunali e via dicendo.

Poi ancora altri strumenti di lotta: manifestazioni, flash mob, raccolta di firme, boicottaggio, fino al blocco stradale. Così il libro, oltra ad una documentazione molto viva di cause vinte, è anche un manualetto sui metodi di lotta nonviolenti per difendere l’ambiente. Tutto sommato: una pubblicazione preziosa, un libro incoraggiante, di alto valore, ma basso prezzo (5,00 euro)».

Da ordinare anche presso l’autore: micheleboato@tin.it

PEACELINK: Inquinamento Atmosferico e Mortalità nella Popolazione "Medicare".

Tratto da Peacelink

Inquinamento Atmosferico e Mortalità nella Popolazione "Medicare"

(15 luglio 2017)
Air pollutionBACKGROUND
Gli studi hanno dimostrato che l'esposizione a lungo termine all'inquinamento atmosferico aumenta la mortalità. Tuttavia, le prove sono limitate ai livelli di inquinamento atmosferico al di sotto dei più recenti Standard Nazionali di Qualità Ambientale. Precedenti studi riguardavano prevalentemente le popolazioni urbane e non avevano la potenza statistica per stimare gli effetti sulla salute nei gruppi sotto rappresentati.

METODI 
Abbiamo costruito un gruppo aperto di tutti i beneficiari Medicare (60.925.443 persone) negli Stati Uniti continentali dagli anni 2000 al 2012, per complessivamente 460.310.521 anni/persona di controlli periodici.
Le medie annuali di polveri sottili (particelle con un diametro aerodinamico medio di massa inferiore a 2,5 μm [PM2,5]) e di ozono sono state stimate in base al codice di residenza di ciascun iscritto con l'utilizzo di modelli di previsione precedentemente convalidati. Abbiamo valutato il rischio di morte associato all'esposizione a 10 μg per metro cubo per PM2.5 e 10 parti per miliardo (ppb) per l'ozono utilizzando un modello di rischio proporzionale Cox a due inquinanti che controllava le caratteristiche demografiche, l'idoneità al Medicaid, e covariabili a livello di zona.


RISULTATI 
Aumenti di 10 μg per metro cubo in PM2.5 e 10 ppb nell’ozono sono stati associati con aumenti della mortalità per tutte le cause del 7,3% (intervallo di confidenza 95% (CI), da 7,1 a 7,5) e dell’1,1% (95% CI, da 1,0 a 1,2), rispettivamente. Quando l'analisi è stata limitata a persone-anni con un'esposizione a PM2,5 inferiore a 12 μg per metro cubo e ozono inferiore a 50 ppb, gli stessi aumenti di PM2.5 e dell'ozono sono stati associati con aumenti del rischio di morte del 13,6% (95% CI, da 13,1 a 14,1) e 1,0% (95% CI, da 0,9 a 1,1), rispettivamente. Per PM2.5, il rischio di morte tra gli uomini, i neri e le persone con Medicaid era più elevato di quello del resto della popolazione.


CONCLUSIONI 
Nell'intera popolazione Medicare, vi erano significativi elementi di prova degli effetti negativi relativi all'esposizione a PM2.5 e all'ozono a concentrazioni inferiori agli standard nazionali vigenti. ......
"Medicare" è il nome dato ad un programma di assicurazione medica amministrato dal governo degli Stati Uniti, riguardante le persone dai 65 anni in su o che incontrano altri criteri particolari (patologie renali, disabilità). ...

06 agosto 2017

Qualita' dello sperma in drammatico declino per gli uomini occidentali

Tratto dorsogna.blogspot.it

Qualita' dello sperma in drammatico declino per gli uomini occidentali -- e' la chimica che abbiamo messo in ambiente




Prof. Hagai Levine, 
Universita' ebraica di Gerusalemme 

 ......Questo nuovo studio e' importante per la sua durata temporale e per la gran quantita' di persona analizzate. I risultati non lasciano dubbi.


Una meta analisi e' essenzialmente uno studio degli studi, in cui si mettono assieme le ricerche di vari gruppi e si cerca di trarre conclusioni da un campione molto grande. E' questo quello che ha fatto un team di ricercatori di vari paesi del mondo, guidato da Hagai Levine della Hebrew University of Jerusalem e che incluso collaboratori di Brasile, Danimarca, Israele, Spagna e Stati Uniti

La loro meta analisi e' stat appena pubblicata su Human Reproduction Update, sotto il titolo "Temporal trends in sperm count: a systematic review and meta-regression analysis"

In questo caso sono stati uniti ben 185 studi fatti in tutto 50 nazioni del mondo che ha incluso quasi 43,000 uomini e che ha coperto una durate temporale di 40 anni, dal 1973 al 2011. Quando i numeri sono cosi grandi e i tempi cosi lunghi non si puo pensare che i risultati siano una semplice coincidenza.

E quello che hanno trovato e' allarmante, ed e' un altro segno dell'autodistruzione della specie umana verso se stessa.

Lo sperm count, la concentrazione di spermatozoii nel seme maschile e' in forte declino in tutto il Nord America, Europa, Australia e Nuova Zealanda.

Il declino e' spaventoso, ed e' del 52% nella concentrazione di sperma e del 59% in totale. La concetrazione di sperma e' il numero spermatozoii in un volume di un milliitro di sperma; lo sperma totale e la concentrazione di sperma moltiplicato per il volume prodotto.

E quindi e' diminuito sia il quantitativo di liquido seminale, sia la concentrazione di spermatozoii.

Forse fa un po sorridere parlare di queste cose, ma e' veramente, secondo me, allarmante. In quaranta anni, lo sperma si e' dimezzato. 

Dove finiremo fra altri 40 anni?

E ora arriva la domanda cruciale.

Perche'?

Hagai Levine e i suoi collaboratori non hanno analizzato in dettaglio le cause, ma e' come cercare l'elefante nella stanza.

Chiaramente, Hagai Levine dice:

"We are exposed to many chemicals we've never been exposed to before."

Fra queste sostanze chimiche gli "endocrine disrupting chemicals" che stravolgono il sistema endocrino e cioe' la produzione di ormoni.

Fra le varie conseguenze, questi endocrine disrupting chemicals possono portare a bassa qualita' dello sperma maschile, come mostrato da vari studi nel corso degli scorsi anni. L'esposizione parte dalla crescita dei feti in utero; cioe' mettiamo sottosopra il sistema endocrino da prima ancora che i bimbi nascano.

Uno di questi endorcine disrupting chemicals sono gli phthalati, additivi chimici che usati nelle materie plastiche per dare maggiore flessibilita' e resistenza. E dunque, e' evidente che il sistema ormonale e' sotto attacco dappertutto.

La plastica e' dappertutto; gli phtalati sono dappertutto; il sistema endocrino e' messo a soqquadro, la fertilita' declina.

E' tutto logico, secondo la logica della natura, secondo cui monnezza metti, monnezza tiri fuori.

Il professor Harry Fisch, esperto di urologia presso la Weill Cornell Medicine e non associato allo studio di Hagai Levine, addita un altra interessante ipotesi. E cioe' che datosi che e' noto che la qualita' dello sperma dipende dalla temperatura, puo' essere che la causa di questi risultati sia nel global warming. Aumentano le temperature, diminuisce la qualita' dello sperma maschile.

Comunque la si veda, che siano i derivati della plastica, o che siano i cambiamenti climatici, l'origine di tutto cio' e l'uomo stesso.

Nella nostra smania di consumare, buttare via, usare materiale fossile, abbiamo distrutto il nostro habitat e un pochettino anche la nostra stessa riproduzione su questa terra....                                                  POSTED BY 

05 agosto 2017

Da IL SECOLO XIX - La Centrale Tirreno Power : dopo l'addio al carbone sono tornati i " licheni ".

Immagine tratta da Il Secolo XIX  del 3 agosto

Dopo l'addio al carbone tornati i licheni.

La principale sentinella ambientale, usata dalla stessa Procura come " cartina tornasole " sul livello di inquinamento dell'area.

Tratto da Rsvn

Tirreno Power demolirà anche i serbatoi ad olio combustibile

 

Vado Ligure. Non solo una delle due torreggianti ciminiere, ma anche tutta una serie di impianti non più funzionali all’attività sono finiti nella lista delle demolizioni prossime venture all’interno del sito Tirreno Power di Vado Ligure. Nei giorni scorso la Regione Liguria ha approvato la definizione dell’intesa con il ministero dello Sviluppo Economico finalizzata al rilascio dell’autorizzazione a dismettere parte del parco serbatoi della centrale termoelettrica, a suo tempo utilizzati per le scorte di olio combustibile per alimentare i gruppi di generazione elettrica. La richiesta era stata avanzata già alle fine del 2013 e ribadita lo scorso anno. Venute meno le esigenze produttive, l’abbattimento dei serbatoi contribuisce a migliorare sia gli aspetti ambientali sia quelli della sicurezza industriale del sito. Sarà ora un provvedimento del ministero a dare efficacia alla decisione.

02 agosto 2017

Le nuove norme Ue sulle emissioni potrebbero porre fine al potere del carbone

Tratto da http://www.classeuractiv.


Ieri Bruxelles ha formalmente accettato nuove regole sull'ambiente,
 prevedendo che le centrali elettriche taglino l'uso di agenti inquinanti
 (con un "costo di conformità" stimato in oltre 15 miliardi di euro).
 Per alcuni gruppi ambientalisti il passo successivo sarà la chiusura 
delle centrali alimentate a carbone

Le centrali elettriche europee dovranno ridurre sensibilmente l'uso 

di agenti inquinanti come l'ossido di azoto e il mercurio. E' questo 
che impongono le nuove norme approvate dagli Stati membri nel 
mese di aprile ed adottate formalmente ieri dal Collegio dei 
Commissari Ue.

Oltre 3.000 grandi impianti di combustione dovranno rispettare le disposizioni entro il 2021, mentre secondo alcune stime l'82% delle

 centrali di carbone europee emette troppo e non ha possibilità 
di conformarsi agli standard. 
Adattarsi alle nuove norme comporterebbe per gli impianti costi per
 circa 15,4 miliardi di euro, ma una  spesa così alta, unita alla  situazione incerta del carbone come fonte di energia, potrebbe far sì che le centrali vengano definitivamente chiuse.
Christian Schaible, membro del gruppo di lavoro che ha aiutato a redigere gli standard anti-inquinamento, ha spiegato che "non tutte le centrali avranno la possibilità, le risorse finanziarie o addirittura l'accesso alle attrezzature necessarie per ridurre i livelli di inquinamento.Gli investimenti in centrali che sono già sostanzialmente pronte a soddisfare gli impegni climatici semplicemente non hanno senso".
Dave Jones, analista energetico dell'organizzazione no-profit Sandbag, ha espresso la speranza che "i governi si attivino per combattere seriamente l'inquinamento, il che significa andare oltre i requisiti minimi". Questo - ha aggiunto - dovrebbe essere fatto ilpiù presto possibile piuttosto che aspettare il 2021.
Uno studio della scorsa settimana ha rivelato che i Paesi del
 G20 vengono vessati da massicci costi sanitari a causa della
 cattiva qualità dell'aria. In breve: i miliardi di sovvenzioni
 ricevuti per l'utilizzo di combustibili fossili si traducono quasi
 sempre poi in trilioni di spese sanitarie.
L'inquinamento atmosferico può causare una serie di malattie, specialmente polmonari e respiratorie. Le Ong sostengono che 
le nuove regole adottate ieri potrebbero salvare fino a 20.000 
vite all'anno.
La Commissione europea, nel mese di febbraio, ha reso noto che le 
leggi Ue sulla qualità dell'aria sono state violate in oltre 130 città di 
dei 28 Stati membri del blocco, e secondo il portavoce Enrico Brivio "l'inquinamento atmosferico è la prima causa delle morti premature
 legate all'ambiente nell'Unione".
Tuttavia le nuove norme non sono state accettate all'unanimità, e 
gli stati membri del carbone (Polonia, Bulgaria, Germania e Repubblica
 Ceca) si sono opposti alle modifiche.
In particolare ad esser criticata è stata Berlino che,  unendosi al 
cosiddetto "blocco tossico" dei Paesi dell'Est, è sembrata in contrasto
 con i propri progetti di transizione energetica, e con gli impegni 
dell'Accordo di Parigi.
La direttiva Ue sulle emissioni industriali è entrata in vigore nel 2011,
 ma i limiti imposti alle centrali elettriche e di carbone sono stati spesso
 discussi e criticati per essere troppo deboli, così deboli da consentire 
a molti impianti di superare gli standard,